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Uno studio coordinato da Petros Vasilakos del Paul Scherrer Institut e pubb…

Uno studio coordinato da Petros Vasilakos del Paul Scherrer Institut e pubblicato su Nature ha rivelato un netto aumento del particolato minerale proveniente dal deserto del Sahara nei cieli europei tra il 2012 e il 2021. Utilizzando l'intelligenza artificiale per mappare i flussi di polvere, i ricercatori hanno tracciato le particelle grazie alla loro firma chimica ricca di alluminio, scoprendo che l'aumento colpisce duramente il Sud Europa e si sta estendendo anche al Nord. Il fenomeno è alimentato dalla progressiva desertificazione del Sahara (la cui superficie è cresciuta del 10% nell'ultimo secolo) e da tempeste sempre più intense causate dal cambiamento climatico. Questa transizione dallo smog industriale alle polveri desertiche desta forte preoccupazione per la salute pubblica, poiché le microparticelle possono penetrare nei polmoni provocando infiammazioni, asma e problemi cardiovascolari.
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La ricerca coordinata da Miranda Giacomin e Nicholas Rule dell'Università d…

La ricerca coordinata da Miranda Giacomin e Nicholas Rule dell'Università di Toronto, pubblicata sul Journal of Personality, suggerisce che le sopracciglia folte, marcate e ben curate rappresentano un indizio visivo chiave per riconoscere i narcisisti. Lo studio ha analizzato i ritratti fotografici di quasi quaranta studenti sottoposti a test di personalità, facendoli valutare a osservatori esterni. L'esperimento ha dimostrato che le persone sanno associare lo spessore delle sopracciglia ai tratti narcisistici e che, scambiando digitalmente questo elemento tra volti diversi, la percezione di egocentrismo varia di conseguenza. Questa correlazione si spiega con il fatto che le sopracciglia sono cruciali nella comunicazione non verbale e che i narcisisti investono molto tempo nella cura del proprio aspetto per ottenere ammirazione sociale.
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Uno studio coordinato da Kate Detwiler della Florida Atlantic University e…

Uno studio coordinato da Kate Detwiler della Florida Atlantic University e pubblicato su PLOS One ha formalizzato la scoperta del Colobus congoensis, una nuova specie di scimmia nota localmente come Likweli. Avvistato per la prima volta nel 2008 nella Repubblica Democratica del Congo e identificato grazie a anni di ricerche sul campo, il primate si distingue per una pelliccia nera, una macchia bianca sulla coda, una maschera facciale arancione e bianca e un ruggito acusticamente unico. Avendo un'area di distribuzione limitata a soli 1.700 chilometri quadrati tra i fiumi Lomami e Lilo, la specie è gravemente minacciata dalla caccia e dalla deforestazione agricola, motivo per cui gli scienziati ne hanno richiesto l'inserimento immediato tra le specie in pericolo nella Lista Rossa IUCN.
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Nato dalla collaborazione tra la General Electric e le forze armate statuni…

Nato dalla collaborazione tra la General Electric e le forze armate statunitensi, il Project Cirrus si proponeva di manipolare il clima sfruttando le proprietà del ghiaccio secco per forzare la pioggia. Il 13 ottobre 1947, un bombardiere B-17 scaricò circa 86 chilogrammi di anidride carbonica solida all'interno di un uragano che si trovava a 660 chilometri dalle coste della Florida e sembrava ormai destinato a spegnersi nell'oceano Atlantico.
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Martin Sweatman dell'Università di Edimburgo ha individuato in uno dei pila…

Martin Sweatman dell'Università di Edimburgo ha individuato in uno dei pilastri di Göbekli Tepe il più antico calendario solare della storia, composto da 365 giorni, mesi lunari e giorni extra. Secondo l'analisi geometrica e astronomica del ricercatore, le incisioni a forma di "V" e i simboli zoomorfi del sito descrivono con estrema precisione l'impatto di uno sciame di frammenti di cometa avvenuto circa 13.000 anni fa.
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Un gruppo di ricerca coordinato da Ben Sutlieff dell'Università di Edimburg…

Un gruppo di ricerca coordinato da Ben Sutlieff dell'Università di Edimburgo e Markus Bonse dell'ESO ha individuato per caso l'esopianeta Beta Pictoris d riesaminando le osservazioni dello strumento ERIS installato sul Very Large Telescope. Il debole segnale del corpo celeste, sfuggito ai ricercatori per oltre un decennio, è stato confermato in modo indipendente da un secondo team guidato da Aidan Gibbs attraverso il telescopio spaziale James Webb.
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Un'analisi dell'Università di Pechino ha rivelato che le foreste artificial…

Un'analisi dell'Università di Pechino ha rivelato che le foreste artificiali nate dai massicci progetti di riforestazione in Cina si comportano in modo radicalmente diverso rispetto a quelle naturali. Monitorando oltre 66 miliardi di alberi piantati dagli anni '70, i ricercatori hanno scoperto che la copertura fogliare di questi boschi pianificati aumenta da due a tre volte più velocemente del normale. Anche escludendo il fattore giovinezza degli alberi, la crescita supera del 4,6% le previsioni tradizionali, in particolare nei popolamenti misti e sempreverdi esposti a crescenti livelli di CO₂. Lo studio evidenzia un limite strutturale nei modelli ecosistemici globali, che tendono a ignorare l'età e la storia gestionale delle foreste, portando a sottostimare la reale capacità di assorbimento della vegetazione giovane, la quale si dimostra comunque un efficace pozzo di carbonio.
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Montagne asimmetriche nella regione equatoriale di Oz Terra, lunghe oltre 2…

Montagne asimmetriche nella regione equatoriale di Oz Terra, lunghe oltre 200 chilometri, e faglie orientate lungo precise direttrici polari. È la firma geologica che il rallentamento della rotazione impresso dalle forze mareali (un processo noto come despinning) ha inciso sulla crosta ghiacciata di Caronte, la luna più grande di Plutone. Il geologo planetario Hanzhang Chen, […]
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L'Australian Space Agency (ASA), in collaborazione con le autorità di gesti…

L'Australian Space Agency (ASA), in collaborazione con le autorità di gestione delle emergenze, ha isolato Forrest Beach nel Queensland dopo il ritrovamento di sei sfere metalliche argentate. Gli oggetti si sono rivelati essere "space balls", ovvero serbatoi a pressione in leghe di titanio utilizzati nei vettori spaziali, precipitati in mare a causa del rientro incontrollato di un razzo e spinti a riva dalle correnti. Alice Gorman, archeologa spaziale della Flinders University, ha ipotizzato che i serbatoi si siano staccati prima del raggiungimento delle orbite più alte, data l'assenza di bruciature termiche evidenti. L'intervento di messa in sicurezza ha richiesto l'uso di tute protettive speciali per scongiurare contaminazioni da idrazina, un propellente altamente tossico e infiammabile potenzialmente rimasto all'interno dei contenitori.
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Un team internazionale guidato da Mairi O'Brien della University of Warwick…

Un team internazionale guidato da Mairi O'Brien della University of Warwick ha individuato quattro nane bianche precedentemente invisibili entro un raggio di 65 anni luce dalla Terra. I densi nuclei stellari caldi erano nascosti dalla luce visibile delle nane rosse compagne nei rispettivi sistemi binari. Gli astronomi hanno superato l'ostacolo analizzando le oscillazioni gravitazionali delle nane rosse e confermando la firma ultravioletta delle nane bianche tramite il telescopio spaziale Hubble. Tra i sistemi scoperti spicca G 203-47 (a 25 anni luce), che ospita la nona nana bianca più vicina al Sole e presenta un'insolita asincronia orbitale. La scoperta convalida i modelli teorici sulla densità della popolazione stellare locale, in attesa di nuove mappature globali fornite dal satellite Gaia dell'ESA.
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