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Volvo ci ripensa, clamoroso ritorno delle station wagon in salsa elettrica?

La decisione di pensionare la <strong>V60 Cross Country</strong> a fine 2026 sembrava aver chiuso definitivamente la storia delle station wagon in casa <strong>Volvo</strong>. Con una gamma ormai concentrata sui SUV, l'addio alle carrozzerie tradizionali pareva scontato. Eppure, <a href="https://www.hdmotori.it/volvo-station-wagon-ritorno-origini/"><strong>lo stop </strong></a>potrebbe essere<strong> solo temporaneo</strong>.<h2>Il piano di riscossa per l'Europa</h2>Secondo quanto riportato da <em>Automotive News</em>, nei piani europei di Volvo ci sono due nuove elettriche: una <strong>berlina</strong> e una <strong>wagon</strong>. La base sarà la <strong>piattaforma SPA3</strong>, già destinata al futuro SUV compatto EX60.Parliamo di un sistema a 800 Volt predisposto per ricariche rapide fino a 370 kW. Sul <a href="https://www.hdmotori.it/volvo-ex60-design-interni-prezzi-specifiche-cross-country/"><strong>SUV EX60</strong></a> (noto come progetto P12), questa tecnologia assicura circa <strong>640 km di autonomia</strong>, un dato record per la categoria.<h2>I "compromessi fisici"</h2><img class="alignnone size-full wp-image-278569" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/07/2019-volvo-v60-first-drive-1.jpg" alt="" width="1920" height="1080" />Se venissero confermati i motori della EX60, i due modelli viaggeranno tra i <strong>369 </strong>e i<strong> 612 cavalli</strong>. Il vero nodo resta l'autonomia. Un passo più corto rispetto a quello del SUV significa <strong>meno spazio sotto il pianale</strong>, costringendo a usare pacchi batteria più piccoli e riducendo, inevitabilmente, i chilometri percorribili con un pieno di energia.Le indiscrezioni suggeriscono inoltre che entrambi i modelli adotteranno badge storici legati alle <strong>serie "-60" o "-70"</strong>. Sul fronte delle berline, seguendo la scia della più grande <a href="https://www.hdmotori.it/prove/volvo-es90-ammiraglia-scandinava-berlina-rialzata-video/"><strong>ES90</strong></a> già presente su altri mercati globali, il nuovo modello compatto potrebbe chiamarsi <strong>ES60</strong>. Per la wagon, invece, il nome naturale sarebbe <strong>EV60</strong>, la quale potrebbe in seguito sdoppiarsi in una variante <em>Cross Country</em> con assetto rialzato, replicando la filosofia della EX60.<h2>Prezzi e dinamiche di un mercato di nicchia</h2>Il listino di partenza stimato dovrebbe aggirarsi nella fascia medio-alta,<strong> intorno ai 46.000 euro</strong>. Un posizionamento in linea rispetto a concorrenti dirette come la Tesla Model 3 Premium a trazione integrale o la neonata Lexus ES 350e. Resta ancora da capire se Volvo deciderà di proporre anche varianti d'accesso a trazione posteriore (RWD) o se punterà esclusivamente su versioni a trazione integrale (AWD) con doppio motore..<h2>La scommessa di Volvo</h2>Eppure le carrozzerie classiche funzionano ancora bene tra i marchi di lusso. <strong>BMW</strong>, per dire, vende la M5 dividendola esattamente a metà tra berlina e la <a href="https://www.hdmotori.it/bmw-m5-touring-bovensiepen/"><strong>familiare Touring</strong></a>.Anche senza annunci ufficiali sulla piattaforma SPA3, i messaggi del management Volvo vanno in questa direzione. Qualche mese fa l'ex AD <strong>Håkan Samuelsson</strong> ha ammesso che forse si è esagerato con la "monocoltura dei SUV": "<em>Non credo che tra dieci anni la gamma Volvo sarà fatta solo di SUV</em>". Un'apertura netta al ritorno di <strong>berline</strong> e <strong>wagon</strong>, solo convertite all'elettrico.

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Un altro pilastro dell&#039;industria tedesca chiude una fabbrica: 216 dipendenti a casa

Non c'è pace per il settore dell'industria automobilistica tedesca, per anni la locomotiva dell'Europa intera e non soltanto della Germania. Oggi, però, i tempi d'oro sono un ricordo agrodolce perché adesso bisogna fronteggiare una crisi quasi senza precedenti. Il terremoto che sta sconquassando il Gruppo Volkswagen e l'intera automotive teutonica non fa sconti neppure alle <strong>aziende di componentistica.</strong> L'ultima "vittima" di questo momento buio è <strong>Magna</strong>, uno dei più grandi fornitori automobilistici a livello mondiale, che ha annunciato la chiusura definitiva e in anticipo sui tempi dello stabilimento situato a Dorfprozelten, nella Bassa Franconia. Purtroppo, ben <strong>216 dipendenti</strong> perdono il proprio impiego.<h2>Una chiusura non senza polemiche</h2>La notizia della dismissione anticipata della fabbrica di Magna ha destato scalpore perché giunge in aperta violazione di un percorso di salvataggio che sembrava aver dato i suoi frutti appena pochi anni fa. Nel 2023, infatti, l'azienda e il sindacato<a href="https://www.hdmotori.it/volkswagen-articoli-n603489-volkswagen-accordo-sindacati-ig-metall-dettagli/"> <strong>IG Metall</strong></a> avevano raggiunto un’intesa per garantire la continuità dell'impianto fino alla fine del 2028.Quell'accordo, che aveva già richiesto il sacrificio di circa 200 posti di lavoro, era stato accettato dai dipendenti proprio con la speranza di proteggere il futuro della fabbrica. Invece, la produzione di <strong>specchietti retrovisori esterni </strong>e<strong> interni</strong> cesserà definitivamente a metà del <strong>2027</strong>, con circa un anno e mezzo di anticipo rispetto a quanto pattuito.<h2>Le ragioni della resa</h2>Secondo quanto dichiarato dai vertici di Magna, lo stabilimento <strong>non è più sostenibile</strong> dal punto di vista economico nonostante i passati investimenti e le misure di riduzione dei costi messe in campo. La dirigenza punta il dito contro uno scenario di mercato estremamente negativo e una gestione operativa che non offre più margini di manovra.La crisi di Dorfprozelten si inserisce in un contesto più variegato che vede l’intero comparto della componentistica auto alle prese con <strong>volumi di produzione in calo</strong>, la necessità di investimenti massicci nelle nuove tecnologie di propulsione e una pressione sui costi diventata insostenibile.<h2>Lo scontro con i sindacati e la politica</h2>La reazione della IG Metall è stata ovviamente pesantissima, dicendo esplicitamente che il comportamento di Magna equivale a un <strong>"tradimento"</strong> degli accordi presi. Secondo il sindacato, l'azienda di componentistica non avrebbe rispettato gli impegni di localizzare nuovi prodotti nel sito o di trasferire commesse da altri impianti per saturare la capacità produttiva di Dorfprozelten.Un punto critico riguarda la tecnologia dei <strong>cristalli liquidi per specchietti (LC)</strong>: considerata una soluzione del futuro, non sarebbe mai stata portata alla maturità per la produzione in serie, nonostante i <strong>finanziamenti pubblici</strong> ricevuti dal Land della Baviera per il suo sviluppo.<h2>L'impatto sul territorio e sul settore</h2>Per la comunità di Dorfprozelten, questa chiusura rappresenta una sconfitta e, soprattutto, la scomparsa di uno dei più importanti datori di lavoro industriali della zona. Il colosso Magna, che conta oltre <strong>170.000 dipendenti</strong> in tutto il mondo e si occupa persino dell'assemblaggio completo di vetture per marchi come <a href="https://www.hdmotori.it/robot-umanoidi-fabbriche-auto/">BMW</a> e <a href="https://www.hdmotori.it/nuova-mercedes-benz-classe-c-elettrica-produzione-ungheria/">Mercedes </a>nel suo sito austriaco di Graz, sembra dunque aver deciso di riorganizzare le proprie capacità produttive sacrificando i siti meno efficienti. Un campanello d'allarme molto preoccupante, non solo per la Germania, ma per tutta l'Europa delle quattro ruote.FOTO: <span class="ippd7e">RONNY HARTMANN</span>

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Honda WN7 è arrivata, la prima elettrica è già nei concessionari

Togliete il rumore dello scarico, cancellate le vibrazioni sotto la sella e dimenticate il classico feeling meccanico. Per chiunque ami le due ruote, l'idea di una elettrica parte decisamente in salita. In Honda lo sanno bene. Progettare la <strong>nuova WN7</strong> (Wind Naked 7) non significava semplicemente infilare una batteria nel telaio, ma evitare di produrre un mezzo senz'anima dopo settant'anni di motori termici.E la <a href="https://www.hdmotori.it/honda-wn7-2026-moto-elettrica-motore-batteria-autonomia-prezzo/"><strong>Honda WN7 </strong></a>(aveva fatto il suo debutto a Eicma 2025) è finalmente disponibile nei concessionari europei. Non si tratta di un mezzo economico, ma di una proposta premium che punta tutto sulla qualità costruttiva e sulla tecnologia d'avanguardia. Il prezzo di listino <strong>parte da 15.190 euro</strong>.<h2>La filosofia "Be the Wind"</h2><img class="size-full wp-image-278556" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/07/6a53a10312bc6.jpeg" alt="" width="1349" height="900" />Sia chiaro. I primi a essere scettici erano gli stessi tecnici della Casa giapponese.<blockquote><em>"Il timore di perdere il legame fisico con la moto era forte anche nel nostro reparto"</em>, racconta Masatsugu Tanaka, Large Project Leader della WN7. <em>"Da qui è nata l'idea del 'Be the Wind': non vogliamo che il pilota subisca il vento, vogliamo che ne diventi parte"</em>.</blockquote>Evidente. Senza il<strong> "baccano" del motore termico</strong>, cambia la percezione della guida. Si avvertono rumori prima coperti dallo scarico, come il rotolamento delle gomme sull'asfalto e i suoni dell'ambiente circostante. La spinta del motore è immediata e fluida, controllata da quattro mappature (<strong>Standard, Sport, Rain ed Econ</strong>) che regolano l'accelerazione, il freno motore e l'intervento del controllo di trazione. Il vantaggio pratico, secondo Tanaka, è però la costanza. La risposta del gas è sempre identica e prevedibile, lasciando al pilota solo il compito di concentrarsi sulla traiettoria.<h2>Meccanica senza compromessi</h2><img class="alignnone size-full wp-image-278557" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/07/6a53a16adbce3.jpeg" alt="" width="1349" height="900" />La <strong>WN7</strong> rompe con il passato anche nella ciclistica. Non c'è un telaio tradizionale: la batteria agli ioni di litio da <strong>9,3 kWh</strong> (raffreddata ad aria) funge da elemento portante, a cui si collegano direttamente il cannotto di sterzo e il telaietto posteriore in alluminio con forcellone monobraccio. Altra novità per Honda è la trasmissione finale a cinghia.Il motore elettrico, raffreddato a liquido, è disponibile in due versioni:<ul> <li><strong>da 18 kW (patente A2):</strong> tocca i 129 km/h con un'autonomia WMTC di <strong>140 km;</strong></li> <li><strong>da 11 kW (patente A1, dai 16 anni):</strong> arriva a 120 km/h e allunga l'autonomia a <strong>153 km</strong>.</li></ul>Per fare il pieno c'è lo standard automobilistico <strong>CCS2</strong>. Oltre alla normale ricarica da casa (circa 5 ore e mezza), la ricarica rapida permette di passare dal 20% all'80% in <strong>30 minuti</strong>, recuperando all'incirca 93 km di autonomia.

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Xiaomi reveals SkyNomad N90: a living room on wheels

Xiaomi has revealed the SkyNomad N90, the first model in its new SkyNomad series and the company’s first extended-range electric vehicle. CEO Lei Jun posted the first official exterior images today, and a new regulatory filing confirmed the full specs.

The N90 is a full-size, three-row SUV with a claimed combined range of more than 1,500 km (932 miles), aimed squarely at Li Auto and Huawei-backed Aito in China’s fast-growing EREV market.

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Xiaomi says Sky Nomad is a series, not a new brand, teases SUV

Xiaomi has answered the biggest open question about Sky Nomad: it’s a second product series under Xiaomi EV, not the standalone sub-brand that had been rumored for months.

The company also revealed the first clear look at the lineup’s debut model — a rugged, boxy extended-range SUV — in a set of official teaser posters.

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Xiaomi makes Sky Nomad official: new EREV brand to take on Li Auto

Xiaomi officially confirmed “Sky Nomad,” the name of its new extended-range electric vehicle (EREV) effort, after months of rumors. The first model is a full-size SUV expected to deliver over 1,500 km (932 miles) of combined range.

The announcement puts China’s hottest EV newcomer on a collision course with Li Auto and Huawei-backed Aito, which dominate the country’s lucrative family SUV segment.

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