Il rilascio di Android 17 QPR1 stabile, avvenuto proprio in questi giorni insieme all’ultimo Pixel Drop, sta causando un po’ di polemica inaspettata: gli sviluppatori di GrapheneOS, il progetto open source basato su Android noto per il focus sulla privacy e sulla sicurezza, accusa infatti Google di rendere disponibili in anticipo ai Pixel alcune novità e soprattutto correzioni di vulnerabilità, costringendo gli altri produttori e i progetti basati su AOSP, ad aspettare un secondo momento.
Il contenzioso verte soprattutto su alcune modifiche alle API introdotte con la nuova QPR. GrapheneOS dice che è la prima volta dall’epoca di Android Honeycomb in cui una versione di Android introduce nuove API senza renderle disponibili contemporaneamente attraverso l’Android Open Source Project. La documentazione ufficiale del sito dedicato Android Developers conferma che esistono differenze tra le API di Android 17 e quelle di QPR1. GrapheneOS dice di aver già effettuato il porting del proprio codice a QPR1 prima del rilascio del 15 settembre, ma al momento è bloccata proprio perché non può accedere alle API.
Il team sta quindi lavorando a una soluzione alternativa, effettuando il backport su Android 17 del firmware Pixel, dei driver del kernel e dello userspace e delle componenti HAL presenti nella nuova release. Il team GrapheneOS ha anche evidenziato alcune differenze tra il bollettino di sicurezza Android di settembre e quello specifico per i dispositivi Pixel: quest’ultimo elenca ulteriori vulnerabilità corrette, e non sempre sono specifiche di hardware e software Pixel, ma anche di componenti standard della piattaforma operativa da cui dipendono anche dispositivi e produttori terzi.
Quando riceviamo un messaggio vocale, non sempre lo possiamo ascoltare subito. WhatsApp prevede già una funzionalità di trascrizione, utile per convertirlo in un testo e poter così continuare la conversazione, senza doverlo riprodurre. Fino a oggi il metodo ha però supportato solo poche lingue: le cose stanno per cambiare con l'arrivo di uno dei prossimi aggiornamenti.
LA TRASCRIZIONE DEI VOCALI DI WHATSAPP ANCHE IN ITALIANO
Lo screenshot qui sotto è stato condiviso dalla redazione del sito WABetaInfo, catturato nella versione beta 2.26.37.5 dell'applicazione su Android in distribuzione tramite Google Play. C'è anche l'italiano tra le new entry, insieme a nuove varianti per l'inglese, tedesco, francese e giapponese.
Il pacchetto dedicato alla nostra lingua potrà essere scaricato e attivato nelle Impostazioni, selezionando la voce Chat, poi Trascrizione dei messaggi vocali e infine Lingua di trascrizione. In questo momento (2.26.36.72 su Android) quelle selezionabili da noi sono inglese, spagnolo, portoghese (Brasile) e russo. In altri territori sono già in distribuzione anche arabo e hindi.
Lunedì Google ha finalmente annunciato che a breve, per la precisione il 21 settembre, partiranno i preordini per i suoi nuovi computer portatili basati su Android e incentrati sull’assistente AI gemini, i Googlebook. Tuttavia, qualche ora fa ha iniziato a diffondere gli inviti per quella che chiama una... celebrazione di queste macchine per il 5 ottobre. Due settimane dopo l’apertura dei preordini. L’evento si terrà a New York e pare abbastanza chiaro che sarà in quell’occasione che il sistema sarà effettivamente reso ufficiale a tutti gli effetti.
Google ha presentato l’iniziativa Googlebook già da qualche mese, ma finora possiamo dire piuttosto tranquillamente che è rimasta parecchio vaga sui dettagli tecnici e le capacità precise della piattaforma. Durante la “Opening Night” di New York, sono previste dimostrazioni interattive dedicate alle funzionalità software, approfondimenti sull’hardware e sulle caratteristiche dei vari modelli, che come sappiamo saranno proposti da vari partner come Acer, ASUS, Dell, HP e Lenovo. Al momento l’azienda di Mountain View non ha annunciato un modello sviluppato direttamente in casa, anche se non è escluso che un Googlebook a marchio Google possa arrivare in futuro.
Quello che rende il tutto un po’ strano è che in buona sostanza gli utenti potranno preordinare i dispositivi ancora prima che Google ne mostri ufficialmente tutte le caratteristiche. A questo punto sembra facile ipotizzare che nelle prossime settimane la società intensificherà la comunicazione sui dispositivi, magari con contenuti online; del resto ormai un evento in presenza non è più il modo migliore per scoprire un dispositivo già da qualche anno (pensiamo ai keynote di lancio degli iPhone, ormai registrati in anticipo dai tempi della pandemia).
Come sappiamo, ormai manca poco all’uscita dei Googlebook, i nuovi computer portatili di Google basati su Android e incentrati su Gemini. Proprio come per i Chromebook (o per i computer Windows, se è per questo), la produzione dei dispositivi sarà affidata ai “soliti” partner hardware, come ASUS, Lenovo, Acer, HP e Dell. A ridosso del lancio stanno cominciando a trapelare le informazioni salienti dei primi dispositivi, e nelle scorse ore sono emerse quelle relative a Dell, grazie a uno dei leaker più famosi e conosciuti di sempre, Evan “Evleaks” Blass.
A quanto pare la società americana intende partire subito forte e puntare su uno dei suoi marchi più prestigiosi e riconosciuti, ovvero XPS, che da anni ormai da anni rappresenta la proposta top di gamma. Blass ha avvistato sul sito del produttore un documento relativo all’impronta ambientale di un dispositivo identificato come “XPS Googlebook DX13267”. Il modello corrisponde a quello già emerso in precedenti leak, tra cui un avvistamento sul database di Geekbench, e sarebbe sviluppato internamente con il nome in codice “Mica”. Sebbene il documento non entri nei dettagli tecnici completi, offre alcune indicazioni interessanti sulle caratteristiche del portatile.
As previously tipped in benchmark results, one of Dell's premier Googlebooks -- a 13-incher codenamed Mica -- will indeed be sold under the XPS brand. pic.twitter.com/JATz5x8C10
Ci sono smartphone che hanno cambiato le aspettative di un’intera fascia di mercato. I vari Redmi Note 2 e Redmi Note 4, per esempio, con meno di 200 euro permettevano di avere un’esperienza per certi versi più soddisfacente di quella offerta da prodotti molto più costosi. Se negli anni successivi ci siamo abituati a prestazioni, fotocamere e batterie convincenti anche nella fascia media, una parte del merito va proprio al successo di quei modelli.
Con l’arrivo di Xiaomi in Europa e la crescente attenzione riservata ai top di gamma, però, i Redmi Note hanno perso un po’ di quella capacità di distinguersi. Poche caratteristiche davvero riconoscibili e una famiglia spesso frammentata in quattro o cinque modelli, con nomi simili e differenze non sempre immediate da cogliere.
Con REDMI Note 17 Pro Max 5G, Xiaomi torna a puntare su un’esigenza molto concreta: avere uno smartphone che duri tanto, si legga bene all’aperto e accompagni le giornate di lavoro senza costringerci a cercare una presa. Nel 2017 ero felicissimo del mio Redmi 4X proprio per questi motivi: nella vita da pendolare universitario, arrivare a casa con ancora un po’ di batteria contava più di tante specifiche da top di gamma.
Negli scorsi giorni l’Unione Europea ha pubblicato uno studio sui primi tentativi di introdurre un’etichetta energetica anche per i computer, in modo analogo a quanto visto sugli smartphone, che rivelano che c’è ancora diverso lavoro da fare, perché i consumatori fanno fatica a decifrarle. Il test è stato condotto su 4.200 cittadini di sette Paesi europei, Italia inclusa; i risultati sono stati deludenti anche per via della natura stessa dei computer, che possono avere consumi energetici molto diversi a seconda dell’attività che si svolge. Lavatrici, frigoriferi e perfino smartphone sono più facili da decifrare, in questo senso.
Il punto fermo è sempre il solito: arrivare a inserire notebook, desktop e all-in-one in una classe da A a G. Tuttavia, proprio per la natura molto variegata dei carichi di lavoro che si possono svolgere su un computer, la Commissione ha provato a introdurre una doppia valutazione, distinguendo i sistemi ad alte prestazioni (PC gaming, sistemi professionali per rendering e montaggio video, mini-server AI locale, sviluppo software...) da quelli più generalistici e leggeri (navigazione Web, contenuti multimediali, lavoro d’ufficio...). I produttori dovranno quindi sottoporre i dispositivi a una serie di test standardizzati durante i quali il consumo energetico viene misurato tramite strumenti esterni collegati alla presa elettrica, così da ottenere dati più affidabili e difficili da manipolare.
La doppia scala, però, costituisce un grado di difficoltà ulteriore per i consumatori, che tendono a interpretare le due classi energetiche come un confronto tra marchio e prodotto, anziché come due scenari d’uso differenti. Una revisione grafica delle icone ha migliorato la comprensione, ma il sistema continua a generare dubbi tra gli utenti meno esperti. I problemi non finiscono qui, perché bisogna anche distinguere tra “consumi elevati” ed “efficienza energetica”: un computer particolarmente potente può consumare più energia ma ottenere comunque una classe migliore in determinati scenari grazie a un rapporto più favorevole tra prestazioni ed energia assorbita.
The first, FEX, is Valve's port of fex-emu, an open source project that emulates x86 processor instructions on an Arm chipset. Since 2018, what started as a small cross-platform emulation project has grown to include "an advanced binary recompiler that supports all modern extensions of the x86(-64) instruction set," according to the Fex website. The emulator can also make calls to graphics libraries like OpenGL and Vulkan to reduce overhead and uses "code caching to minimize stuttering as much as possible," according to Steam's own developer documentation.
While Proton was based on the pre-existing Wine conversion tool, Valve engineer Pierre-Loup Griffais told The Verge last year that the company has been funding Fex lead developer Ryan Houdek since the project was just a prototype. Back then, Valve was already anticipating that "close to a decade of work [would be] needed before [Fex-emu] would be robust enough people could rely on it for their libraries."
Um grupo ligado ao ecossistema ShinyHunters usou infraestruturas na nuvem e ferramentas de scanning para caçar segredos codificados em aplicações (APK) para Android, obtendo acesso a sistemas empresariais em poucas horas.
Sul Galaxy Store è stato individuato un servizio Samsung chiamatoGallery Cloud Sync. La descrizione parla della possibilità di effettuare il backup di foto e video su 'Google Cloud' e di ritrovarli sugli altri dispositivi. Il riferimento sembra essere proprio a Google Foto, che verrebbe quindi integrato direttamente nella Galleria Samsung
La funzione non è ancora disponibile pubblicamente, ma è già stato possibile attivarla in anteprima. Nelle impostazioni della Galleria compare una voce per collegare l'account Google, con l'indicazione dello spazio di archiviazione disponibile, la possibilità di scegliere quali album sincronizzare e alcune opzioni relative all'uso del Wi-Fi e del roaming.
Per chi utilizza oggi OneDrive il funzionamento dovrebbe quindi cambiare poco: foto e video continuerebbero a essere gestiti dalla Galleria Samsung, mentre il backup passerebbe dai server Microsoft a quelli Google. I contenuti sincronizzati risulterebbero poi accessibili anche tramite Google Foto.
Samsung ha già iniziato a rimuovere l'opzione OneDrive dalla Galleria per alcuni utenti. Chi ha già utilizzato il servizio Microsoft non perderà comunque le foto salvate nel cloud: semplicemente, una volta terminata l'integrazione, non saranno più visibili direttamente dalla Galleria Samsung e resteranno accessibili tramite OneDrive.
Al momento Samsung non ha ancora annunciato ufficialmente il debutto di Gallery Cloud Sync con Google Foto. Considerando però l'imminente fine dell'integrazione con OneDrive, il lancio potrebbe arrivare tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre.
Una delle funzionalità più interessanti dei nuovi smartphone di Google, i Pixel 11, è probabilmente Rambler, un modello AI di speech-to-text molto avanzato in grado di eliminare le parole riempitive, migliorare automaticamente formattazione e punteggiatura, e molto altro ancora. La brutta notizia è che, almeno per ora, è un’esclusiva dei Pixel 11; la buona notizia è che Microsoft sta implementando una funzione che a suo dire è del tutto analoga in SwiftKey, la sua tastiera virtuale per dispositivi Android.
Il nome cambia: da Rambler si passa a un più generico “AI Voice”, ed è per ora disponibile solo nel canale Beta della tastiera, per la precisione dalla versione 9.13.16.4. Il funzionamento è semplice: basta premere l’icona del microfono e parlare. Al termine della registrazione interviene l’AI, che elabora il testo per renderlo più pulito e leggibile. A differenza di Rambler, non viene mostrata un’anteprima in tempo reale durante la dettatura.
AI Voice funziona completamente offline: è necessario scaricare un modello linguistico in locale da qualche decina di MB (163, per la precisione, su un Galaxy Z Fold 8, stando ai test dei ragazzi di Android Central), ma dopodiché si riesce a usare anche in modalità aereo, per dire. Rispetto a Rambler, però, ci sono alcune limitazioni: tanto per cominciare, non è possibile usare i comandi vocali per modificare il testo. Del resto, la feature è ancora in Beta e le possibilità di crescita sono ancora enormi. Ancora da capire anche l’accuratezza del modello e la qualità del testo prodotto.
Shopping for a phone can be an ordeal. That’s why we’ve tested almost every Android phone, from the smartest to the cheapest—even phones that fold—to find the ones worth your money.
Shopping for a phone can be an ordeal. That’s why we’ve tested almost every Android phone, from the smartest to the cheapest—even phones that fold—to find the ones worth your money.
Nubia ha presentato in Cina il suo secondo “AI Phone”: si chiama NaviX Ultra, ed è tutto sviluppato attorno all’assistente AI Doubao di ByteDance. È l’erede di quell’M153 mostrato internazionalmente per la prima volta al MWC 2026, ed è descritto come il primo smartphone al mondo basato su un agente AI. Le specifiche tecniche e l’aspetto sono tutto sommato standard per uno smartphone di fascia alta / top:
display:
tecnologia: OLED LTPO 2.0
diagonale: 6,78 pollici
refresh rate: variabile da 1 a 144 Hz
colore: copertura completa (100%) dello spazio DCI-P3
luminosità: picco fino a 4.500 nit
DC dimming e PWM dimming a 2.160 Hz
piattaforma hardware:
SoC: Qualcomm Snapdragon 8 Elite Gen 5
RAM: 12 o 16 GB
Storage: 512 GB o 1 TB
Sistema di raffreddamento: camera di vapore da 7.100 mm².
Fotocamere:
principale: 200 MP
ultra-grandangolo: 50 MP
tele: 64 MP, obiettivo periscopico
Alimentazione:
batteria: 7.100 mAh
tecnologia: Si-C
ricarica cablata: 90 W
ricarica wireless: 50 W
Lo smartphone è spesso 7,62 mm, ed esteticamente ricorda in modo piuttosto evidente i Pixel di Google. L’elemento distintivo è il pulsante arancione sul lato che serve a richiamare l’assistente AI e fa anche da scanner di impronte digitali. L’agente è l’evoluzione della versione dimostrativa di Doubao presentata da ByteDance lo scorso dicembre e introduce miglioramenti nell’interazione, nella memoria personale, nell’esecuzione delle attività e nei controlli della privacy. L’assistente può inoltre comprendere ciò che viene mostrato sul display, analizzare immagini catturate dalla fotocamera e interpretare contenuti durante una videochiamata.
Brace yourself: The way you get around the web on Android is about to get a whole lot better.
This week, the excellent Vivaldi Android browser is rolling out an update that adds in support for the entire collection of Chrome Web Store browser extensions. That means you can enhance and adjust your mobile web experience with all sorts of interesting — and potentially shape-shifting — new improvements.
Now, with complete Chrome extension support added into the mix on Android, the advantage is growing even greater.
I’ll be honest, though: When I first saw that Vivaldi was adding in Chrome extension support for Android, I wasn’t sure what to make of it. Most of the extensions I use in my desktop browser just wouldn’t make sense on the mobile front and wouldn’t add much of meaningful value in that environment.
But then I put on my thinking cap. I did some deep digging and careful considering. And I found some Chrome extensions that actually work incredibly well in the Android arena and add a lot of interesting value into the mobile web adventure.
This is the first of a two-part collection. Today, we’ll look at five Chrome extensions that you can add into Vivaldi to save yourself steps and bring a welcome efficiency boost to your Android web work. Later this week, we’ll round out the list with another set of extensions that’ll improve the internet itself in some truly intriguing ways.
Ready to reinvent how you experience the web on your phone?
A quick primer on Android Chrome extension installation
Real quick, before we get into the good stuff: When you’re ready to try out an extension, you’ll need to have the latest version of the Vivaldi Android app on your device (obviously, right?) — then either tap the puzzle-shaped extensions icon in the toolbar at the top of the screen, if you see it, or tap the “V”-shaped main menu icon in the upper-right corner and select “Extensions” from there.
Either way you go, you’ll see an option to “Discover more extensions.” That’ll take you to the Chrome Web Store, where you can search or browse through all the available extensions and install anything with a couple quick taps.
I’ll also provide direct links to each extension I’m recommending below, so you can tap it to open it in Vivaldi on your phone and then install it directly from there.
Note, too, that that same Vivaldi Extensions menu is where you can access and manage any installed extensions moving forward. You’ll see every extension you’ve installed there, and you can deactivate or uninstall anything as well as opt to have its icon pinned into your browser toolbar for easy ongoing access.
Chrome Android extension #1: The cookie request crumbler
Our first Android Chrome extension worth considering is one that you won’t ever open or actively think about once you install it and set it up. It’s a tool that works silently in the background to automatically handle those irksome cookie preference prompts that pop up around the web — so they’ll always get answered in the way you prefer, but you’ll never actually have to see or deal with ’em (and have ’em blocking half your view, in a mobile web scenario!) again.
It’s called Consent-o-Matic, and the way it works is simple: You install it, open its options page once to tell it which cookies you do and don’t want to allow around the web — and that’s pretty much it. From there on out, it’ll just click on all those prompts that pop up for you, based on your preferences, and they won’t interfere with your work or irritate you anymore.
Consent-o-Matic remembers your cookie preferences and then applies them for you automatically all over the web.
JR Raphael, Foundry
One option to look at while you’re in that initial setup area is in the “Display” tab at the top of the screen. By default, Consent-O-Matic will show any pop-ups it’s handling in a small overlay in the corner of the screen — but you can eliminate that entirely and make the process completely out of sight and invisible, if you want.
You can make Consent-o-Matic completely invisible so you never so much as see another cookie prompt again.
JR Raphael, Foundry
Yes, please — and thank you.
Chrome Android extension #2: 404 no more
Next is another quietly useful addition, and that’s the official Chrome extension for the Wayback Machineat the Internet Archive.
With the Wayback Machine extension active in your Android web browser, anytime you land on a page that for whatever reason isn’t online anymore or just isn’t available at that particular moment, you’ll see an offer to go to the page’s most recent cached version.
You can also call the extension up on demand to search for older saved versions of any pages by either pinning its icon to your Vivaldi toolbar or long-pressing a link within any page you’re viewing to reveal its menu of options.
The Wayback Machine Chrome extension integrates seamlessly into Vivaldi’s long-press link menu.
JR Raphael, Foundry
Chrome Android extension #3: A background open shortcut
I don’t know about you, but when I’m wading my way around the web, I find myself opening links a lot — often with the intent to look at ’em later.
Typically, that requires long-pressing on the link and then finding the option to open it in a background tab. But with a handy extension called DoubleClicker, that same action can be easier than ever.
Install DoubleClicker into your Android Vivaldi browser, and that’s it: From that moment forward, you can simply double-tap your finger on any link within any page, and it’ll open instantly as a background tab — waiting and ready for when you want it and without any waiting, poking around, or other interruptions to your workflow.
This might just be my favorite addition of all.
Chrome Android extension #4: Hands-free scrolling
The next time you’re reading something on your phone, keep a little somethin’ called Auto Scroll Extension in mind.
As its name suggests, the extension lets you set any speed you like and then simply tap its icon (which works best if you pin it to your toolbar) to automatically scroll the page for you — so you can keep reading without having to do a thing.
Look, ma: No hands! Auto Scroll in action in Vivaldi on Android.
Yes, it’s redundant with having the standalone app installed and set as your system-wide password management service. But it often ends up being faster and easier to have a sign-in handled directly within the browser instead of having to rely on the system-level integration.
And having the browser-based option present doesn’t prevent you from using the other route, either. You’ve just got options, and you can pick whichever feels fastest and easiest to you at any given moment.
Try it out for yourself and see whatcha think. And stay tuned for the second set of worthwhile Android Chrome extensions soon!
A Google está a atualizar o Maps no Android Auto para mostrar a velocidade, o limite da via e avisos de sinais, mesmo quando o condutor não define um destino.
Big screen folder with slick software and advanced AI is just like a regular Android when closed
Google’s latest folding phone sticks with its tried and tested design of a traditional phone shape when closed and almost square when open, in the face of new competition from Apple’s squat iPhone fold.
The Pixel 11 Pro Fold is Google’s fourth-generation folder and is still one of the only models with a full water and dust resistance rating similar to standard slab phones. It costs from £1,799 (€1,999/$1,899/A$2,799), which is £50 (€100/$100/A$100) more than last year as the pressure of RAMageddon continues to push up prices.
Lo si sospettava già nelle scorse settimane, e ora arriva la conferma: i nuovi pieghevoli di Samsung hanno venduto decisamente bene. Tramite un breve comunicato sul proprio sito ufficiale (pubblicato, guarda caso, a distanza di appena qualche ora dalla presentazione di iPhone Duo...), la società ha detto che in Europa Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Fold8 Ultra hanno registrato vendite complessive superiori del 50% rispetto a Galaxy Z Fold7.
Chiaramente è facile argomentare che il confronto è un po’ impari, visto che Z Fold7 era “da solo” mentre quest’anno i pieghevoli a libro sono due, ma in generale il punto è: l’interesse nei confronti dei pieghevoli sta crescendo molto anche dalle nostre parti. Tra l’altro, Samsung osserva che i Galaxy Z stanno diventando uno strumento per acquisire nuovi utenti: nel caso di Galaxy Z Flip8, il 20% degli acquirenti arriva da dispositivi di altri produttori, e per buona parte di essi è stata la prima esperienza con uno smartphone pieghevole.
Il pieghevole a conchiglia sta diventando sempre di più anche una “rampa di lancio” per gli utenti, che una volta provato sono incuriositi dal form factor a libro. Gli utenti che hanno fatto questo passaggio con la generazione attuale (quindi Flip7 -> Fold8) sono più o meno triplicati rispetto all’anno scorso (Flip6 - Fold7). È tuttavia interessante osservare come la società non si addentri nel dettaglio di quale dei due pieghevoli a libro abbia venduto di più o sia risultato più interessante: in molti sospettano che la star della nuova generazione sia stato proprio il modello con form factor inedito, al debutto assoluto e con le stesse proporzioni di iPhone Duo.
Samsung lavora sui pieghevoli a libro da sette anni, ma il debutto di iPhone Duo mostra come Apple abbia scelto di affrontare fin dalla prima generazione alcune limitazioni ancora presenti su Galaxy Z Fold8. Occhio, meglio esser chiari: non significa che il pieghevole Apple sia automaticamente migliore, ma osservare le differenze nell’approccio è interessante e per certi versi doveroso, considerando che nessuno dei due costa poco.
Un esempio apparentemente secondario riguarda gli altoparlanti. Galaxy Z Fold8 ne utilizza due, entrambi collocati nella metà che ospita il display esterno. Quando si guarda un video in orizzontale sullo schermo esterno la disposizione è efficace, ma una volta aperto lo smartphone entrambi finiscono sullo stesso lato. L’audio resta chiaramente stereo, ma la separazione tra canale destro e sinistro viene inevitabilmente compromessa quando il grande display interno è aperto.
Apple ha scelto un layout differente. Su iPhone Duo i due speaker sono posizionati su metà opposte e in diagonale, non sono cioè allineati: uno è nella parte superiore del lato con lo schermo esterno e l’altro nella parte inferiore di quella che ospita le fotocamere. Quando il dispositivo viene aperto in orizzontale, il suono arriva quindi da angoli opposti, con una maggiore separazione rispetto al Samsung dei canali destro e sinistro. La sola disposizione degli altoparlanti non permette naturalmente di stabilire quale dei due telefoni abbia nel complesso una qualità audio migliore, ma sulla carta dovrebbe favorire una separazione stereo più convincente durante film e giochi.