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L’AI può aiutare il clima, ma potrebbe favorire molto di più petrolio e gas

L’intelligenza artificiale può ridurre consumi ed emissioni ottimizzando reti elettriche e impianti rinnovabili, ma allo stesso tempo rende più efficiente e conveniente estrarre petrolio e gas. E tirando le somme sull’intero sistema energetico, il secondo effetto potrebbe pesare molto di più.

È la conclusione di uno studio pubblicato su Npj Climate Action della prestigiosa rivista Nature in cui un gruppo di ricercatori ha modellato l’AI come un amplificatore di produttività, applicandola contemporaneamente alle fonti fossili e alle rinnovabili. Nei cosiddetti scenari di adozione parallela, quindi assumendo livelli comparabili di diffusione dell’AI nei diversi comparti energetici, il risultato è un aumento netto delle emissioni globali di 0,5-1,8 gigatonnellate di CO2 all’anno, cioè l’1,2-4,8% delle emissioni energetiche globali del 2024.

Il motivo è a monte della filiera fossile. L’AI può migliorare analisi geologiche, esplorazione, perforazione e recupero dei giacimenti, abbassando i costi e rendendo economicamente sfruttabili risorse (fossili) che prima non lo erano. Secondo il modello, sono proprio questi aumenti di produttività nell’estrazione a dominare il risultato complessivo. Le rinnovabili beneficiano anche dell’AI: previsioni migliori, manutenzione predittiva, ottimizzazione della produzione e integrazione in rete possono aumentare l’energia ricavata dagli impianti esistenti. Ma non abbastanza. Lo studio stima che per arrivare al pareggio delle emissioni i guadagni di produttività delle rinnovabili dovrebbero essere circa 4-5 volte superiori a quelli ottenuti nel settore fossile.


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Giardini e pannelli solari insieme: il biosolar roof cambia le città

Mai come quest'anno ci stiamo accorgendo che il caldo estremo è un problema, e se questa dovesse essere la tendenza dei prossimi anni, allora avremmo una serie di problemi da risolvere. Siccità, consumi elettrici, sono solo una parte del problema, senza considerare le questioni legate alla salute. Oltre al disagio per chi vive negli edifici, la sfida riguarda anche gli impianti fotovoltaici.

Dovete sapere infatti che i pannelli solari lavorano al meglio intorno ai 25 °C e, quando la temperatura sale troppo, la loro efficienza diminuisce. E allora ci si pone una questione, ovvero, come si potrebbe produrre più energia proprio nei giorni in cui il sole è più intenso?

Una possibile risposta arriva dai cosiddetti tetti biosolari, ossia una soluzione che unisce vegetazione e pannelli fotovoltaici sulla stessa copertura.


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