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Prime Day 2026, i falsi siti Amazon sono già pronti per truffare: attenti a link e SMS

Il Prime Day 2026 si terrà tra il 23 e il 26 giugno e coinvolgerà oltre 25 Paesi, con milioni di prodotti in offerta e un volume di acquisti concentrato in appena 96 ore. In giornate del genere, la fretta diventa una leva perfetta per le truffe online: l’utente vede un prezzo basso, teme di perdere l’occasione e clicca più rapidamente del solito. Check Point Research ha rilevato una preparazione già avviata da mesi, fatta di domini simili a quelli di Amazon, pagine clone, SMS fraudolenti e tentativi di furto degli account.

Tra dicembre 2025 e maggio 2026 sono stati registrati nel mondo 6.843 nuovi domini legati ad Amazon. Il picco è arrivato ad aprile, con 1.446 nuovi indirizzi in un solo mese, circa due mesi prima del Prime Day. Creare un sito falso con anticipo può aiutare i criminali a farlo apparire meno recente e quindi meno sospetto per alcuni sistemi di controllo basati sulla reputazione. A maggio si sono aggiunti altri 1.267 domini e il 9,2%, cioè circa uno su undici, era già stato classificato da Check Point Research come malevolo o sospetto. Nella prima settimana di giugno ne sono comparsi altri 241 e circa uno su tredici risultava già segnalato.

A maggio, i servizi finanziari hanno registrato in media 1.939 attacchi a settimana per organizzazione, l’8% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel comparto dei beni e servizi di consumo, che comprende anche rivenditori online e negozi su Internet, la media è stata di 1.809 attacchi settimanali, con una crescita del 4%. Sono due settori direttamente esposti nei giorni del Prime Day, tra pagamenti, ordini, account, consegne e assistenza clienti.

Check Point Research ha individuato campagne basate su indirizzi costruiti per sembrare legati ad Amazon. Una utilizza il modello amazon-prime seguito da diverse estensioni, tra cui .help, .cam, .cc, .club, .app e .buzz. Cinque dei sei domini erano già stati classificati come malevoli, mentre la variante .buzz è stata registrata a giugno. Un’altra campagna, più estesa, ruota attorno al nome "amazoncredito" e sembra pensata per attirare utenti latinoamericani e spagnoli con un falso credito promozionale. In questo caso sono stati registrati 46 domini a maggio e una variante con accento, visualizzata nei browser come "amazoncrédito", pensata per rendere la contraffazione più credibile.

Alcuni siti ricostruiscono un’intera esperienza di acquisto, con logo, menu, categorie, banner e schede prodotto simili a quelli di Amazon. Tra gli esempi citati c’è amzn-buono[.]click, registrato a gennaio e rivolto anche ai membri Prime italiani con una falsa pagina di buoni promozionali. Un altro caso è amazonashop[.]shop, registrato a maggio, che riproduce l’aspetto generale del marketplace per intercettare utenti arrivati da annunci, post o errori di digitazione.

Altri domini imitano direttamente le pagine dei prodotti e puntano al momento del pagamento. Check Point Research cita amazon-express[.]click, con messaggi di urgenza come offerte limitate e pulsanti pensati per spingere al clic immediato, e amazon-club[.]click, che riproduce una scheda prodotto con valutazioni a stelle, recensioni, riferimenti alla consegna Prime e badge simili a quelli usati sul sito ufficiale. In questi casi, il rischio non è soltanto consegnare email e password a una pagina falsa, ma inserire direttamente i dati della carta in un sito controllato dai truffatori.


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Deepfake ai Mondiali: tifoso tedesco trasformato in Hitler dall'AI

Canada, Stati Uniti e Messico ospitano la prima Coppa del Mondo di calcio dell'era dell'intelligenza artificiale. Che questo sia un bene o un male ce lo può raccontare Jan Weitzel, tifoso tedesco trasformato suo malgrado in una star virale. Una popolarità indesiderata, figlia (e vittima) dell'AI.

Il 43enne supporter della Germania ha denunciato alle autorità la diffusione sui social di una sua fotografia, scattata durante la partita vinta 7-1 contro Curaçao a Houston. L'immagine, estratta dalle immagini televisive, è stata manipolata con l'intelligenza artificiale per fargli assumere le sembianze di Adolf Hitler, corredata dalla didascalia: "I tifosi tedeschi festeggiano il rigore di Kai Havertz". In pochissimo tempo il post ha superato un milione di visualizzazioni.

Il tifoso, allo stadio assieme al figlio, mai avrebbe pensato di finire vittima di un deepfake che lo ha trasformato nel dittatore nazista. A fare chiarezza è stato il fact-check dell'agenzia tedesca DPA, che è riuscita a risalire all'immagine originale mostrata solo per pochi istanti in diretta TV. Inizialmente il supporter tedesco non aveva dato troppo peso alla vicenda, quando però si è reso conto di quanto il post fosse circolato in rete ha deciso di presentare denuncia sia negli Stati Uniti che in Germania. Anche l'FBI sta indagando sul caso.


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IT-alert, nuovi test in arrivo: dove e quando suoneranno gli smartphone a giugno

Riprendono le attività di IT-alert per testare il corretto funzionamento del sistema di allarme pubblico e delle celle telefoniche, ufficialmente entrato in funzione nel febbraio di due anni fa. A distanza di quasi un anno domani 20 giugno si tornerà nelle Marche, in questo caso per simulare uno scenario di collasso delle diga di Castreccioni tra le province di Ancona e Macerata. Seguiranno il 25 e il 26 giugno altre due prove analoghe che coinvolgeranno Lombardia, Piemonte e Veneto.

Le persone presenti nelle zone geografiche interessate dai test riceveranno un messaggio sullo smartphone con il seguente testo:

TEST TEST Questo è un MESSAGGIO DI TEST IT-alert. È in corso la SIMULAZIONE del collasso di una diga nella zona in cui ti trovi. Per conoscere il messaggio che riceverai in caso di reale pericolo e per compilare il questionario vai su www.it-alert.gov.it TEST TEST


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Foto sui social dei figli minori di 14 anni, un genitore non può decidere da solo

Pubblicare sui social le foto dei figli sotto i 14 anni non è una scelta che può fare un genitore da solo, anche quando parliamo di immagini normalissime, magari una ricorrenza, un momento in famiglia, una giornata qualsiasi. Serve prima il consenso di entrambi i genitori. Vale anche se le foto sono poche, se vengono pubblicate senza cattive intenzioni o se il profilo è chiuso. Il Garante per la protezione dei dati personali lo ha ribadito esaminando il caso di una madre che aveva caricato sui social immagini dei figli minori senza l'autorizzazione dell'altro genitore: per l'Autorità, quel trattamento è illecito.

La vicenda è partita dalla denuncia di un padre, che aveva segnalato la pubblicazione sui social, soprattutto su Facebook, di fotografie dei figli sotto i 14 anni da parte dell'ex moglie. La madre aveva spiegato che si trattava di poche immagini, legate alla vita di tutti i giorni e prive di contenuti dannosi, condivise solo per mostrare momenti familiari a una cerchia ristretta. Secondo il Garante, invece, mettere online le immagini di un minore resta un trattamento di dati personali e, sotto i 14 anni, richiede il consenso di entrambi i genitori. Anche il profilo privato non basta a chiudere la questione, perché le impostazioni possono cambiare e chi vede una foto può salvarla, inoltrarla o ricondividerla.

Nel provvedimento torna anche il tema dello sharenting, cioè l'abitudine di pubblicare online immagini e informazioni sui figli. Secondo il padre, la diffusione ripetuta delle fotografie poteva esporre i minori a rischi di abuso e incidere sulla loro futura possibilità di decidere come essere presenti online. Una foto caricata con leggerezza, magari dentro un profilo privato e senza nessuna intenzione dannosa, può uscire dal controllo della famiglia molto più in fretta di quanto si pensi quando si preme "pubblica".

L'Autorità ha ricordato che i minori meritano una tutela rafforzata sui propri dati personali, anche perché possono essere meno consapevoli dei rischi e delle conseguenze legate alla circolazione online delle immagini. La pubblicazione di foto di minori sui social, inoltre, viene considerata un atto che eccede l'ordinaria amministrazione e richiede quindi il consenso preventivo di entrambi i genitori, anche quando è previsto l'affidamento condiviso.

Per il Garante, non fanno venire meno questa esigenza né la finalità affettiva della pubblicazione né il numero limitato di fotografie né l'assenza di contenuti apparentemente pregiudizievoli. La liceità del trattamento non può dipendere solo dal fatto che le immagini mostrino momenti di vita quotidiana o situazioni familiari serene. Conta la diffusione online di dati personali riferiti a minori e, in assenza dell'accordo tra i genitori, manca la base giuridica necessaria.

Nel caso esaminato, accertata l'assenza del consenso del padre, il Garante ha vietato alla madre di pubblicare sui social network immagini dei figli minori senza l'autorizzazione del padre. Nei suoi confronti è stato disposto anche un ammonimento per violazione della normativa privacy. La donna dovrà inoltre comunicare entro 30 giorni quali iniziative ha adottato per dare piena attuazione al provvedimento.


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