A poche settimane dalla probabile presentazione ufficiale, un nuovo leak offre un primo sguardo a quelli che potrebbero essere gli sfondi predefiniti del futuro Galaxy Z Fold 8 di Samsung. Le immagini trapelate sembrano inoltre confermare alcune delle colorazioni emerse nelle indiscrezioni delle ultime settimane. La fonte è solida: Fahad Ali Javed ha già anticipato in passato diversi dettagli relativi ai programmi beta e alle build interne del software del colosso sudcoreano.
A questo punto è importante ricordare che secondo le indiscrezioni il Galaxy Z Fold 8 di quest’anno sarà in realtà il modello tutto nuovo, che fino a qualche settimana fa chiamavamo “Wide Fold” e che è pensato per avere un form factor e un rapporto d’aspetto simile a quello di iPhone Ultra. Samsung lo lancerà accanto a Galaxy Z Fold 8 Ultra, che sarà un erede diretto dell’attuale Galaxy Z Fold 7 dal punto di vista di dimensioni e proporzioni. Come potete vedere qui di seguito, ci sono quattro varianti cromatiche principali: rosa, beige, grigio scuro e verde.
🎨 THE ALL-SHADES DROP 🎨
That first shade was just a teaser. Now, we’re opening up the full official color palette. 🔓🔥
Dropping all the other color variants for the Galaxy Z Fold 8 wallpapers.
Smash that Retweet 🔁 and Like ❤️ to share the files, and drop a screenshot showing… https://t.co/ODwMturQzxpic.twitter.com/QzMhQh6Nf5
È in arrivo l'ennesima novità dal taglio social per WhatsApp, quella che permette di inserire le citazioni ai contatti nei testi condivisi tramite gli stati, come già avviene da tempo con le foto e con i video. La caratteristica è stata notata dalla solita redazione di WABetaInfo, nella versione beta 2.26.25.2 dell'applicazione appena distribuita su Android tramite Google Play.
CITAZIONI NEGLI STATI TESTUALI SU WHATSAPP
Il funzionamento è il più semplice possibile, come dovrebbe essere. Quando l'utente A inserisce una citazione all'utente B in un aggiornamento di stato, anche testuale, quest'ultimo riceve in pochi istanti sia una notifica sia un messaggio privato via chat che lo avvisano. Potrà a sua volta ricondividerlo. Va specificato che si tratta di un'interazione 100% privata: il tag rimane invisibile a tutti gli altri.
La citazione può essere inserita con il nuovo pulsante dedicato (@), visibile qui sopra, nell'angolo inferiore destro dell'interfaccia. Una volta premuto, mostra l'elenco dei propri contatti da cui selezionare quello o quelli desiderati. È possibile farlo anche con chi è stato escluso dalla visualizzazione degli elementi condivisi (Impostazioni, Privacy, Stato, I miei contatti eccetto...), scavalcando di fatto la regola generale.
Samsung ha preso la sua decisione e non serve negare l'evidenza: la S Pen per i Galaxy Fold sta lentamente scomparendo dallo store ufficiale, e fra non molto potrebbe diventare sempre più marginale anche per la controparte dei Galaxy S.
SAMSUNG È SEMPRE PIÙ LONTANA DALLA S PEN
Per anni il pennino è stato uno degli elementi più riconoscibili, oltre che apprezzati, dell'offerta di Samsung. Prima con la serie Galaxy Note e successivamente con i modelli Ultra, la S Pen è riuscita a conquistare una base d'utenza molto fedele. Dopo l'arrivo degli smartphone pieghevoli, in tanti hanno considerato lo schermo interno dei Galaxy Z Fold ideale per sfruttarne al meglio le potenzialità.
I fatti però sono andati verso un'altra direzione. Sebbene Samsung sia riuscita ad introdurre il supporto alla S Pen con Galaxy Z Fold 3, l'integrazione non è mai stata completa a tutti gli effetti. Il pennino non ha mai trovato un suo alloggiamento naturale all'interno del dispositivo e necessitava di accessori dedicati per averlo con sé, creando qualche scomodità in più rispetto alla famiglia Ultra (ed ai sopracitati Note).
La fase finale dei gironi della Coppa del Mondo FIFA 2026 sta entrando nella sue fasi decisive e il calendario dei prossimi giorni porterà inevitabilmente più partite giocate in contemporanea. Per seguirle senza scegliere un solo campo, DAZN mette a disposizione il Multiview, la funzione che consente di vedere più eventi live nello stesso schermo e di selezionare di volta in volta l'audio della partita da ascoltare.
La funzione sarà utilizzabile da smartphone iOS e Android, da web tramite Chrome, Firefox, Edge e Safari e da TV per chi usa Apple TV, dove il Multiview era già supportato da tempo. Per i Mondiali, il primo banco di prova è in programma mercoledì 24 giugno alle 21:00, con Svizzera-Canada e Bosnia-Qatar giocate in contemporanea.
COME FUNZIONA
Il Multiview consente di affiancare fino a quattro eventi sportivi live sullo stesso schermo, con limiti diversi a seconda del dispositivo utilizzato. Su smartphone, dopo aver avviato una partita in diretta, l’utente può selezionare un ulteriore match da vedere in contemporanea. Da web e da Apple TV, invece, è possibile includere nella schermata fino a un massimo di quattro eventi, a condizione che siano tutti trasmessi in diretta nello stesso momento.
La schermata Multiview si compone direttamente dal player DAZN. Dopo aver aperto la partita live, l’icona "Multiview" compare in basso a destra e permette di aggiungere gli altri eventi disponibili in contemporanea. Anche l’audio si gestisce dalla stessa schermata: toccando il riquadro del match che si vuole seguire, si passa alla relativa telecronaca.
La notizia delle scorse ore, invece, è più “pesante”. Vivo infatti ha svelato ufficialmente le caratteristiche principali di X Fold 6, facendo un po’ il punto su quello che è emerso a sprazzi nelle settimane passate da fonti ufficiali e non. Quello che leggerete a seguire, pertanto, è materiale ufficiale. Il “cuore” di X Fold 6 sarà l’ultimo chip top di gamma MediaTek, il Dimensity 9500 Super Edition che Vivo valorizzerà con l’ottimizzazione Blue Crystal, dai dettagli ancora sconosciuti.
La gestione sarà affidata al sistema OriginOS 6 Fold, con il suffisso Fold che indica in maniera abbastanza inequivocabile come il firmware contenga delle ottimizzazioni specifiche per i maggiori spazi che uno schermo pieghevole mette a disposizione. In tal senso c’è anche una versione migliorata di Atomic Workbench, pensata per supportare la gestione di tante attività, magari da eseguire simultaneamente sull’ampio schermo interno. Non mancherà, per espandere il tutto, una modalità desktop, e nemmeno l’attenzione ai task AI.
Google ha dato il via alla distribuzione della quinta beta di Android 17 QPR1 su tutti i Pixel compatibili e, stando ad un avvistamento realizzato da 9to5Google, pare che questa versione nasconda un piccolo cameo di Gemini Intelligence, ovvero la versione rinnovata e agentica di Gemini che verrà rilasciata nel corso dei prossimi mesi.
Parliamo di cameo perché l'apparizione è davvero molto limitata e si limita ad un semplice logo comparso nella schermata di avvio di unPixel 10 Pro Fold, unico dispositivo su cui pare essere presente quella che sembra essere più una dimenticanza da parte di Google che un'anticipazione vera e propria. Oltre al logo di Gemini Intelligence, posto nella parte bassa dello schermo e solo sul display esterno, troviamo anche il nuovo logo gradiente di Google.
Come anticipato, gli altri Pixel aggiornati da 9to5Google non includono la stessa schermata, quindi è probabile che sia presente solo nella build dedicata al pieghevole di attuale (ancora per poco) generazione. Per il resto, ricordiamo che la beta 5 di Android 17 QPR1 non porta con sé novità sul fronte delle funzioni software, ma si tratta solo di una patch correttiva che risolve i problemi principali emersi nella scorsa beta.
Few things are as delightfully divisive as Android’s dark mode.
Some phones now ship with Android’s darker-style interface activated by default. Most reasonably recent devices offer it as a swift ‘n’ simple toggle. And most people, in my experience, have amusingly strong preferences about which approach they prefer — the standard Android “light” mode, in which screens tend to be bright and with shades of white as a foundation, and the dark mode (a.k.a. “dark theme”), where black and dark gray dominate and everything is much more muted and muddy.
It really is a night and day difference, so to speak — but no matter where you fall on the light vs. dark preference spectrum, it’s well worth your while to noddle over two pertinent points:
Android’s dark mode doesn’t have to be an all-or-nothing decision. With the right setup, you can use it as a dynamically activated sometimes switch that enables itself automatically based on different variables and gives you a darker, less glary motif when conditions call for it while leaving you with the lighter, brighter look the rest of the time.
Regardless of how often you’re using dark mode, a few easy adjustments will make it meaningfully more complete and effective as an end-to-end interface style for whatever you’re doing on your device.
It occurred to me recently that we’ve gone over several smart Android dark mode enhancements over the past weeks and months — and that, put together into a single power-pack bundle, these small-seeming items can add up to create a pretty dramatic difference in your Android-using experience, whether you’re a full-fledged dark mode convert or a more light-preferring vampire skeptic.
Here, specifically, are five easy ways to make Android’s dark mode meaningfully better for you.
Up first is a feature that arose as part of our Android 17 discussion and sparked the entire idea for this collection — and that’s the one-tap switch in the latest Android version that forces every app on your phone to follow your dark mode preference, whether the program technically supports such a setting or not.
In Android 17, finding and flipping that switch will make every app turn dark whenever the system-wide dark mode is active. It eliminates the irksome exceptions that’ve traditionally stayed stubbornly light (due to developer laziness) even when your dark theme is on.
If you’ve got Android 17 on your phone already, it couldn’t be much easier to make it happen. Just look in the Display section of your system settings, tap the words “Dark theme,” then change the setting that shows up next from “Standard” to “Expanded.”
Android’s new “Expanded” option lets you force apps into dark mode compliance, even if they aren’t designed to do it on their own.
JR Raphael, Foundry
No Android 17? No problem: On devices with reasonably recent pre-Android-17 system software, you can actually find a switch buried deep in some developer settings that’ll let you enable the exact same option without any waiting.
That first trick fixes the issue of certain apps not following your dark mode preference — but what about the web? Most of us spend a fair amount of time in our browsers these days, and most websites won’t follow a dark mode setting and adjust their interfaces accordingly.
They absotively can, though. With the flip of a single switch buried within your browser’s bowels, you can force every website into a darkened motif whenever your system-level dark mode is up and running.
See?
Viewing a website in Chrome normally, at left, and with dark-mode-associated web darkening, at right.
JR Raphael, Foundry
Here’s the secret:
Open up Chrome on whatever Android device you’re using. (And note that this will also work with any Chromium-based Chrome alternative, like Brave, Edge, or Vivaldi.)
Type chrome:flags into the address bar.
Type darken into the search box at the top of the screen that comes up next.
See the line labeled “Darken websites checkbox in themes setting”? Tap the “Default” box beneath it, and change its setting to “Enabled.”
Tap the blue “Relaunch” button at the bottom of the screen.
Now, when Chrome comes back a second or so later…
Tap the three-dot menu icon in its upper-right corner.
Tap “Settings” in the next menu.
Scroll down until you see “Appearance.” Tap it, then tap “Theme.”
Make sure the newly added box for “Apply dark theme to sites, when possible” — which we just magically made appear via our last little modification — is checked and active.
Chrome’s web-darkening option appears only after you’ve enabled an out-of-the-way flag.
JR Raphael, Foundry
And that’s it: From that moment onward, whenever your Android device is switched into its dark mode, any website you’re viewing within Chrome will automatically follow suit. Nothing more to it, and no further thought or action ever required on your part.
Not bad, eh?!
Android dark mode power-up #3: A dark mode schedule
Even as someone who isn’t into dark mode as a 24/7 sort of thing, I can definitely appreciate the presence of a dimmer, less glary look on my device in certain specific scenarios.
It’s incredibly easy to overlook or forget, but Google’s actually got a way to handle that for you. In fact, it’s been built into Android itself since 2020’s Android 11 release.
Just look in the Display section of your system settings and tap the line for either “Dark theme” or “Dark mode settings.” If you see a toggle alongside that line, make sure you’re tapping the actual words next to it — not the toggle itself.
Then look for the option to create a schedule.
An Android dark mode schedule, as seen in Google’s standard Android interface (at left) and in Samsung’s Android style (right).
JR Raphael, Foundry
You can create a time-based rule for when your device’s dark mode turns on and back off again, or — more intelligent yet — you can set it to automatically activate at sunset, wherever you are at any given moment, and then turn itself back off and switch you back over to light mode at sunrise.
Android dark mode power-up #4: Contextual dark mode
A dark mode schedule is pretty forkin’ sensible. But the reality is that even with a time-based setup or a sunset-driven activation approach, you’ll still be using your phone in bright rooms with dark mode active and vice-versa.
And if you want Android’s dark theme present only when you’re actually in a dark room — as makes the most sense in my mind — there’s an even more intelligent option.
It comes our way via a handy little free app called Adaptive Theme. That app does one thing and only thing only: It automatically adjusts your device’s dark mode setting based on the actual ambient light around you, using your phone’s sensors rather than an arbitrary time or a not-always-relevant sunset status as a guide. It makes so much sense, you’ll find yourself wondering why your phone didn’t just work that way from the get-go.
The app does unavoidably have a slightly complex one-time setup, which I outline step-by-step here. It’s perfectly safe to do, though, and it shouldn’t take you more than a couple minutes to pull off.
And once you’ve done that, your Android dark mode will just work for you — flipping on when the lighting around you is dim (to your exact specifications) and flipping back off when you’re in brighter surroundings.
Adaptive Theme lets you take total control of how and when Android’s dark mode activates based on your environment.
JR Raphael, Foundry
Yes, please — and thank you. Last but not least…
Android dark mode power-up #5: The wallpaper wizard
Superficial as it may seem, the one piece of the puzzle we haven’t yet addressed — that isn’t ordinarily affected by Android’s dark mode setting — is your home screen wallpaper.
By default, whatever wallpaper you set at the system level stays the same even as your interface moves between its dark and light states — and when you’re anglin’ for a dimmer, less glary look in dark environments, that can be pretty darn jarring.
An app called, rather aptly, Dark/Light Wallpaper Scheduler is the answer you never knew you needed. It’s pretty self-explanatory — you tell it which wallpaper you want when your phone is in dark mode and light mode, then it automatically switches ’em out for you based on that status — but I wrote about it in detail here, if you’re interested in reading more about how exactly it works and how you can make the most of it.
And with that, my fellow Android-appreciating animal, your dark mode power-pack is complete. Now, would someone please turn off the lights? I don’t know about you, but all this talk of darkness has me hankering for a nap.
Wake up to even more useful Android wisdom every Friday with my free Android Intelligence newsletter — one practical new trick to try each week, straight from me to ye.
Esqueça as limitações do "Vínculo ao Telemóvel". O Sefirah é uma app gratuita e open-source que permite transferir ficheiros, sincronizar os dados em área de transferência e controlar o PC usando um simples smartphone Android. E sem precisar de uma conta Microsoft para funcionar.
Além de funcionalidades para produtividade e segurança, o Android 17 promete melhorias para os gamers e fãs de multitasking. A estreia da nova versão do sistema operativo nos smartphones Pixel fica marcada por relatos de vários problemas, de bugs no ecrã a falhas nas ligações.
Vi è mai capitato di cancellare involontariamente una notifica dal vostro smartphone Android e di temere di aver perso un messaggio importante? Niente panico: è possibile attivare un'impostazione che tiene traccia dello storico, una soluzione "di backup" perfetta per chi usa molte app di messaggistica e vuole evitare il fastidio di controllarle una ad una. É un po' nascosta, e probabilmente disattivata di default, ma una volta che l'abbiamo trovata potremo sfruttarla per non lasciarci sfuggire nessuna comunicazione, da WhatsApp e Telegram fino a Gmail.
La funzionalità in questione si chiama Cronologia delle notifiche, è stata introdotta per la prima volta su Android 11 e raccoglie in un unico spazio tutte le notifiche recenti ricevute dalle diverse app installate sullo smartphone Android, sia quelle eliminate dal pannello che quelle delle ultime 24 ore.
La funzionalità è facoltativa, nel senso che gli OEM sono liberi di implementarla o meno sui loro smartphone. É utile in diversi casi:
Il lancio di Galaxy S26 FE si sta avvicinando: dopo le prime foto reali emerse a inizio giugno, lo smartphone di Samsung torna a farsi vedere, anche se questa volta non mette in mostra la scocca ma quello che c'è sotto. Su Geekbench infatti è comparsa la versione destinata al mercato sudcoreano del dispositivo, identificata dal numero di modello SM-S741N.
I benchmark evidenziano uno score di 2.255 punti nel test single-core e di 7.450 punti in quello multi-core. Ma soprattutto confermano la presenza del chip proprietario Exynos 2500, che costituisce un'evoluzione diretta dell'Exynos 2400 visto sul predecessore Galaxy 25 FE.
L'unità sottoposta a test include inoltre 8 GB di RAM e Android 17 con interfaccia One UI 9, segno che Samsung sta già lavorando all'ottimizzazione software del dispositivo in vista del lancio. E che questo avverrà dopo quello di fine luglio dei nuovi pieghevoli, che segneranno l'esordio della One UI 9.
È tempo di novità per gli smartwatch con Wear OS. In settimana Google ha portato sui Pixel Watch l'aggiornamento a Wear OS 7, ma ci sono modifiche anche per chi è ancora fermo a Wear OS 6. In distribuzione infatti c'è l'update alla versione 165 dell'app Telefono di Google che risulta disponibile pure su Wear OS 6 e porta un design aggiornato, con un'interfaccia finalmente più moderna ed allineata al Material 3 Expressive.
La novità più evidente riguarda la schermata principale dell'app Telefono. Se prima presentava un semplice elenco che consentiva di accedere a Preferiti, Recenti, Contatti, tastierino numerico e segreteria telefonica (come mostrato dalle due immagini superiori), con il nuovo aggiornamento invece l'app si apre direttamente sulla cronologia delle chiamate recenti (lo vediamo nella coppia di immagini inferiore).
Le varie schede sfruttano peraltro il sistema Dynamic Color, adattando i colori all'aspetto generale del sistema, mentre nella parte superiore trovano posto due grandi pulsanti dedicati all'accesso rapido ai contatti e al tastierino. A
Nothing ci ha abituati così: parte della sua strategia comunicativa sta nel cominciare a creare attenzione attorno alle novità rivelandole piano piano, a forza di teaser criptici. E mentre l'azienda ha annunciato che non arriverà un nuovo smartphone del sub-brand CMF nel 2026 a causa della crisi delle RAM, che impedirebbe di portare sul mercato un dispositivo economico, bilancia questa notizia con un post su X che lascia intendere una possibile espansione della gamma Nothing.
Il messaggio è semplicissimo: una sola lettera tra parentesi, "(b)". E però a dispetto della sua brevità dice più di qualcosa: si tratta infatti del modo con cui l'azienda caratterizza le varie categorie di prodotti. Anche se per ora c'è solo la serie "(a)", con Nothing Phone (4a) e Nothing Phone (4a) Pro che sono le addizioni più recenti.
Uno smartphone "brickato" normalmente è qualcosa di indesiderabile: si dice così infatti dei dispositivi elettronici quando per qualche ragione smettono completamente di funzionare, diventando appunto dei semplici "mattoni". Oppure si dice "mattone" di uno smartphone particolarmente ingombrante e pesante. Ma il curioso brevetto appena registrato da Samsung presso l'USPTO descrive proprio un telefono "brickato" in partenza. Anche se solo nella forma.
La documentazione depositata presso l'ufficio brevetti statunitense descrive infatti un dispositivo dalla forma decisamente insolita, almeno per essere uno smartphone. O un tablet. O entrambi. O nessuno dei due. Insomma: da chiuso appare come un blocco compatto e piuttosto spesso, con superfici occupate da display su più lati: ricorda più una soundbar che un telefono.
Una volta aperto, però, il "mattone" rivela uno schermo più ampio: il pannello può infatti estendersi fino a raggiungere dimensioni decisamente generose, avvicinandosi all'esperienza d'uso di un tablet. I disegni allegati al brevetto mostrano le diverse fasi della trasformazione, anche se non vengono indicate misure precise né dettagli tecnici sufficienti a ipotizzare un prodotto concreto e già vicino alla commercializzazione.
Com 70 puzzles de física em cinco biomas animados, sete tipos de veículos e materiais variados, como aço, cabos e betão, o Bridge Constructor Studio é um jogo de engenharia criativa que diverte imenso, mesmo quando a ponte acaba por colapsar.
Che personaggio, che è stato, Steve Ballmer, negli anni al timone di Microsoft: sotto la sua guida il colosso di Redmond ha fatto tante grandi cose, ma tra gli appassionati tech probabilmente sarà ricordato più che altro per la sua personalità sopra le righe e le sue previsioni tanto sicure di sé quanto, con il senno di poi, fuori strada. Quando sminuì il primo iPhone perché non aveva una tastiera fisica ed era scomodo mandare le email. Quando lanciò lo Zune. Quando degli attori vestiti da Windows Phone fecero il funerale a iPhone. O quando disse che Google Chrome era rilevante come “un errore di approssimazione” nella guerra dei browser.
Quest’ultima sparata era stata fatta in una vecchia intervista intorno al 2009, quando oggettivamente Chrome era stato appena lanciato e Microsoft aveva un dominio praticamente assoluto del settore con Internet Explorer (eravamo al 75% di quote circa). Ma se n’è riparlato proprio in questi giorni grazie a un intervento dell’attuale CEO di Google, Sundar Pichai, che ha tenuto il discorso di fine anno presso la sua alma mater, l’università di Stanford.